Come riscoprire se stessi: piccoli accorgimenti a cui non avevi mai pensato

Come riscoprire se stessi: piccoli accorgimenti a cui non avevi mai pensato

APPARENZA O ESSENZA? MONOLOGO O DIALOGO?

In una società in cui ormai sembra prevalere l’apparenza sull’essenza, quando si parla di ricerca si pensa alla migliore foto da postare sui social per ottenere più like possibili; a quale tinta di capelli stravagante provare per risultare originali o a quale tatuaggio farsi per non passare inosservati. Il corpo diventa uno spazio di espressione, di esibizione e di emissione di segnali.

Hai mai fatto caso a come questi gesti rimandino agli antichi riti tribali di passaggio delle antiche società che prevedevano che per divenire un vero uomo si dovevano fumare sostanze stupefacenti e tatuarsi simboli che rappresentino i propri punti di forza? I collegamenti sono fortissimi, ma a differenza del passato in cui questi gesti erano parte integrante e insita di una cultura, oggi sono mezzi che determinano uno spasmodico bisogno di autoaffermazione, di testimoniare la propria presenza, qui e ora, nei modi più disparati possibili e di comunicare a chiunque la propria opinione su un dato argomento.

Si ricerca l’approvazione dell’altro, non con un confronto pacifico, ma imponendosi in maniera provocatoria. E questa falsa ricerca del dialogo, si trasforma difatti in un monologo, in uno sbandierare la propria personalità, mal conosciuta e mai approfondita, non avendo nemmeno cura e attenzione necessaria nell’ascoltare le risposte. Si decanta la libertà come ricerca del proibito oltre i limiti, del provare nuove esperienze che ci fanno evadere da noi stessi, del lasciare andare liberamente i nostri istinti senza limiti, come facevano quelle antiche società poco acculturate e sottosviluppate.

VERO IO vs. IO ESTETICO

Questo modo sregolato di affrontare le situazioni ci porta a tentare di raccogliere i cocci di un’anima già perduta e l’unico modo per cercare di riassaporare l’intensità del dono della vita è decidere di dare spazio alla propria voce interiore; al vero io che cerca di comunicare con la sua flebile vocina sincera, ma che è sempre messo a tacere da un io estetico sempre indaffarato e sobbarcato da mille impegni futili. Quest’ultimo cerca di prevalere perché nella sua pienezza esteriore e vacuità interiore si conforma facilmente ai canoni della società, sapendo che in questo modo vincerà sempre perché sarà sempre ben accetto ed apprezzato dagli altri. Invece il vero io ha sempre paura di emergere perché sa che ha una psicologia complessa e dei lati profondi e nascosti che difficilmente potranno essere accolti a braccia aperte, e quindi pensa bene di sopprimersi, considerandosi perdente già in partenza.

LA VERA RICERCA INTERIORE CI FA VIVERE LA RELAZIONE CON L’ALTRO

La più ardua ricerca è proprio quella interiore, sempre rimandata, perché poi “il tempo si troverà”, invece solo così possiamo scoprire i nostri innumerevoli lati nascosti che ci potranno sorprendere in positivo, ma che alle volte si riveleranno imperfezioni, limiti, ferite mai scoperte e mai curate. Dovremmo imparare ad accogliere tutte le nostre sfaccettature, anche quelle che ci sembrano più spinose e che facciamo fatica ad amare, dare loro un nome e riconoscerle come parte del nostro essere, non come nemici invincibili.

Ecco che anche la relazione con l’altro può essere letta in un’ottica diversa. Spesso anche questa viene vissuta in maniera malsana: si tende a ricercare il nostro volto nell’altro e ciò non ci fa accettare la sua diversità, prevaricando sui suoi spazi. Altre volte, invece, si ha così timore di esporre le proprie idee e, pur di compiacere all’altro, si reprime la propria indole, omologandosi a quei “famosi” standard che la società richiede.

Invece, proprio la relazione con l’altro, riconosciuta nella sua alterità, è un prezioso arricchimento per conoscere noi stessi sia nei nostri limiti, sia nelle nostre capacità di miglioramento. Ma non dobbiamo arrenderci al primo ostacolo, poiché il nostro viaggio interiore durerà tutta la vita e porterà ad innumerevoli cadute, ma anche a forti prese di coscienza. E proprio quando temeremo di essere andati fuori pista, la caduta ci fornirà una nuova prospettiva per vedere al meglio gli errori, le ferite come feritoie da cui trapassa la luce di gioia rinnovata.