Cinema italiano: tracollo o piena evoluzione?

Cinema italiano: tracollo o piena evoluzione?

Da un po’ di anni a questa parte, sempre la stessa domanda bussa alla porta degli spettatori:

Si deve ancora avere fiducia nel cinema italiano? E se sì, perché? Sarebbe giusto azzardare e rischiare in altri generi?

Tante domande e poche risposte, come sempre… ma facciamo un passo alla volta, analizziamo passo dopo passo il cinema italiano. Magari non partendo proprio dagli arbori, ossia dai grandi classici come La Dolce Vita di Fellini –diciamo che si possono anche commentare da soli; analizzeremo il cinema italiano a partire dalla fine degli anni Ottanta fino ad oggi.

La crisi economica emersa negli anni ottanta comincerà ad attenuarsi nel decennio successivo. Protagonisti di questi anni sono le commedie; sappiamo tutti che saremmo arrivati ai cinepanettoni molto presto, ma, come ho già detto, bisogna fare un passo alla volta.

Queste commedie erano leggere, il cinema italiano era in piena crisi economica. Dopo il passaggio di testimone da Dino ad Aurelio De Laurentis, iniziò ad uscire il primissimo Cinepanettone, Sapore di Mare; inutile dire che riscosse molto successo. I cinepanettoni erano delle commedie molto leggere, che dovevano raffigurare lo specchio della società di quei tempi, tutto coperto da un sottile strato di satira.

Ciononostante, in tale situazione di ristagno emergono nuove personalità cinematografiche che raggiungono in breve tempo fama e notorietà. Si afferma il regista siciliano Giuseppe Tornatore che nel 1986 porta sul grande schermo la pellicola Il Camorrista, realizzando, due anni dopo, Nuovo Cinema Paradiso, dolceamaro amarcord raccontato attraverso il punto di vista di una sala di provincia. La pellicola riscuote visibilità in tutto il mondo, vincendo il gran premio della giuria al Festival di Cannes ed, in seguito nel 1990, l’Oscar al miglior film straniero. Questo film verrà ricordato per sempre.

Gli anni ’90 furono un punto di svolta del cinema italiano: esso fu segnato da numerosi lavori del comico partenopeo Massimo Troisi, tra cui Il Postino del 1994, ultimo lavoro dell’attore che morì durante le riprese. Ma soprattutto negli anni ’90 spicca la figura dello schietto comico Toscano, Roberto Benigni. Dopo il successo di Johnny Stecchino, nel 1998, Benigni sforna il capolavoro La Vita È Bella, che fu acclamato dalla critica.
Da qui, il dramma.

Nei primi anni 2000 arriva il tracollo del maestro dell’horror italiano Dario Argento, con contenuti sempre più al di sotto delle aspettative. Intanto, i vari cinepanettoni crescevano sempre di più, sembrava un epidemia. Fin quando non arriviamo alla separazione di Boldi e De Sica nel 2005. Da lì i cinepanettoni si moltiplicarono sempre di più, iniziarono ad uscirne circa due o tre l’anno; in questo marasma spicca il genere romantico, con i film di Dario Moccia e Volfango De Biasi.
Il cinema degli ultimi anni, è stato un cinema diverso. Oltre al film famigerato La Grande Bellezza, è stato un cinema pieno di esperimenti e anche di tradizioni, perché no; tra gli esperimenti possiamo elencare: Veloce Come Il Vento, Lo Chiamavano Jeeg Robot, Suburra, Dogman, Gomorra e la trilogia di Smetto Quando Voglio. Tra i film tradizionalisti troviamo: Non Essere Cattivo –l’ultimo film di Claudio Caligari, oppure Perfetti Sconosciuti che si rifà al cinema neo-realista che ha segnato la storia del cinema italiano; insomma tante tante piacevoli sorprese.

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Fino ad arrivare ai giorni nostri. Arrivati a questo punto ripeto la domanda: bisogna ancora avere fiducia nel cinema italiano?

Allora, in quanto già detto nell’articolo riguardante Netflix e il suo complicato rapporto col cinema in sala, il cinema non può morire. Credo che il cinema sia eterno, in tutti i suoi difetti e i suoi pregi. Il cinema italiano, è in piena evoluzione, anche se l’unica costante tra il presente e il passato sono i cinepanettoni. Azzarda e, nella maggior parte dei casi, almeno negli ultimi anni, ci riesce spesso e volentieri, aprendo la mentalità verso nuovi generi già sperimentati all’estero, ma allo stesso tempo portando avanti la commedia semi-satirica all’italiana.
Anche in questa era spiccano le stelle di vari attori, come Alessandro Borghi o Luca Marinelli. Dal punto di vista della regia, i nomi non sono di certo di seconda mano; i pilastri restano Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Stefano Sollima e Luce Guadagnino.